4 aprile 2022
La luce della misericordia
Gv 8,12-20
Gesù parla con autorità di se stesso. Non ha bisogno e non vuole che qualcuno lo presenti, non ha bisogno che un uomo testimoni chi egli sia, che giustifichi il suo operato le sue parole. L’autorità di Gesù infatti basta a se stessa, perché egli è la fonte delle cose: è Dio. Gesù in quanto proveniente da Dio, è Dio stesso che si è fatto uomo, per essere luce e vita per gli uomini. Per questo viene accusato di essere autoreferenziale. Chiedono segni i Giudei perché dimostri chi egli sia e dimostri la sua pretesa di autorità. La risposta di Gesù è molto forte, perché dice di non avere bisogno della testimonianza di nessuno: egli è in grado di rivelare da se stesso la propria identità divina, poiché le sue parole sono dimostrate dalle opere che compie: i miracoli, le guarigioni numerosissime, l’espulsione dei demoni, la risurrezione dai morti. Tutta la potenza divina è espressa dalle opere di Gesù insieme al suo insegnamento vero, profondo, radicale, riguardo la Scrittura e le realtà divine, le cose del Cielo. Nessuno degli avversari resiste alla sua sapienza. La posizione degli avversari non è quella del dubbio. Il dubbio è un impedimento a credere e a vedere la divinità incarnata. Chi lo avversa non è nel dubbio, ma nell’ostilità profonda, perciò lo volevano catturare e condannare; Gesù lo dice: “Voi giudicate secondo la carne, io non giudico nessuno”. Questa affermazione va chiarita: infatti la parola giudicare sembra usata dapprima nel senso di “fare discernimento”, nel secondo di “emettere un giudizio”, “condannare” le persone. Il giudizio è volto a definire le azioni della persona con l’intenzione di condannarla secondo la Legge, è un atto giudiziario: perciò intendono catturarlo. Gesù evidenzia la volontà ostile di metterlo sotto giudizio, mentre il suo atteggiamento è quello non di giudicare, ma di offrire la luce ai loro cuori, a quello di tutti gli uomini, la luce della verità, che dissolve il potere delle tenebre sul mondo, la falsità delle cose lasciate alla sola vista umana, quella della carne. La realtà del mondo e dell’uomo, di Dio, del Maligno, della lotta per la vita o la morte delle anime per l’eternità è rivelata da Cristo perché egli è la Luce che viene nel mondo. Le intenzioni dei nemici di Gesù sono ostili perché vivono secondo la carne e non secondo lo Spirito, vedono solo le cose materiali e non quelle spirituali, non hanno in sé la consapevolezza del proprio essere e non sanno del proprio destino, quindi non conoscono la provenienza di Gesù. Gesù è la luce misericordiosa che vuole strappare gli uomini da questa situazione e dal destino di morte: perciò non giudica, ma offre la salvezza. Gesù ha una sapienza e una consapevolezza di sé che è sufficiente a farlo parlare ed agire con autorità: egli sa chi è da dove viene e dove va: egli è la luce che orienta gli uomini, perché sa di essere Dio, di provenire dal Padre, che egli conosce. Invece, gli uomini che lo attaccano non lo conoscono, non lo amano. Non avendo nessun amore vero per Dio, sono ciechi, la loro vista è solo materiale e la comprensione della Legge è limitata. Tuttavia nella Legge è scritto che la testimonianza per essere vera deve essere di due persone: esse sono quella di Gesù e di Dio Padre. Il Padre infatti opera in lui ed egli testimonia il Padre: vi è identità di intenzione, di parola e di potenza. Gesù è la Parola del Padre e compie le opere che vede compiere dal Padre in Cielo. Gesù compie le opere del Padre, perché Gesù e il Padre sono una cosa sola, nella divinità, due persone distinte, che offrono testimonianza di verità. Gesù riceve il potere del giudizio, ma egli lo esercita solo dopo aver offerto sovrabbondanti occasioni di salvezza a chi sta nelle tenebre nonostante la reticenza. I cuori saranno giudicati per le scelte finali: ora c’è ancora il tempo della conversione alla Luce di Gesù, rinunciando alle tenebre.
Dio vi benedica!
Don Gabriele Nanni
