Commenti Vangelo » Camminare nella giustizia – Commento al vangelo Don Gabriele Nanni – 18.12.2021

18 dicembre 2021

Camminare nella giustizia

Mt 1,18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa «Dio con noi». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Giuseppe era un uomo giusto e non volle accusare pubblicamente la sposa promessa. Giustizia è quella di chi agisce secondo lo Spirito di Dio e non si ferma al legalismo. La Legge prevedeva la denuncia per la donna adultera, ma non la lapidazione, in caso di mancanza di testimoni; nel caso di Maria poiché il fidanzamento era una promessa solenne che impegnava quanto il matrimonio, la sorte sarebbe stata quella di una esecrazione ufficiale con un rito di maledizione (prova della sotah Cf Nm 5) e sarebbe stata esposta ad una vita difficilissima e improbabile insieme al Figlio di Dio che doveva nascere. La giustizia di Giuseppe impedisce tale esposizione della promessa sposa. Può esserci giustizia fuori della Legge? Si tratta dell’equità, la cosa giusta quando il rispetto della Legge non la raggiunge. Nel vangelo Gesù spesso ha controversie per l’applicazione delle norme riguardo il Sabato e la loro infrazione per un bene della persona, come fare una guarigione o salvare una vita anziché perderla in giorno di Sabato. Giuseppe, che viveva una vita secondo lo Spirito di Dio, si trovò di fronte ad un fatto, che la ragione umana poteva spiegare solo in un modo: infedeltà. Ma egli seppe superare se stesso, in modo eroico, non si lasciò prendere dallo spirito di gelosia, che la Legge contemplava con la possibilità della denuncia pubblica e il rito di maledizione. Giuseppe era colui, che vivendo immerso nell’amore di Dio, seppe superarsi per entrare nel Regno dell’amore anche per la creatura che lo aveva presumibilmente ferito a morte nell’onore, nella parola data, nel cuore donato. Non volle nuocere a lei, Maria, né al bambino, e si limitò alla decisione di prendere le distanze, oramai ucciso nell’anima. Solo quando la sua natura umana fu vinta e debellato ogni umano istinto di gelosia e vendetta, Giuseppe, consumato fino all’inverosimile, fu raggiunto dalla grazia. L’angelo diede la spiegazione che la ragione umana non poteva comprendere, poiché vi sono cose che avvengono al di fuori della conoscenza umana e delle leggi della natura. Giuseppe non poteva sapere, neppure immaginare, eppure il miracolo più grande ed irripetibile della incarnazione del Dio nel seno di una donna era stato scritto, la profezia oscura si fece chiara, le antiche promesse si avverarono, ma il fatto superava ogni immaginazione, e la spiegazione venne solo di Dio: “Ecco la vergine partorirà un figlio: Dio con noi.” La fede di Giuseppe, prima di conoscere, il suo fermarsi sulla soglia delle reazioni umane e della Legge, gli consegnano il merito del Giusto, di colui che sa stare di fronte alle cose ed ai fatti con rispetto, cercando la volontà di Dio, senza prendere decisioni e dare interpretazioni troppo ovvie, tropo umane. La Storia dell’uomo è intessuta da Dio, anche le cose più negative hanno un senso e occorre sempre agire camminando nella giustizia di Dio, ovvero camminare con Dio che ci svela, passo, passo, la sua volontà, ci rivela poi la convenienza e la provvidenza delle cose, da lui predisposte, permesse o volute: egli è Signore e governa, noi dobbiamo fidarci dell’azione della sua mano in ogni evento. La lezione di Giuseppe è grande e sembra inimitabile per la nobiltà e la pietà che egli mostrò, ma possiamo e dobbiamo imparare quel rispettoso silenzio, anche nel dolore, davanti alla volontà di Dio, egli tiene in mano la nostra vita, non ci abbandona mai, ma chiede l’abbandono di fede, il rispetto del mistero della sua volontà, che è sempre per un bene più grande ed universale. Anche se il dolore ci spezza e la nostra umanità è annichilita, lo spirito cresce e giganteggia per la giustizia praticata davanti a Dio.

Dio vi benedica!

Don Gabriele Nanni

Scegli uno o più temi